Luce virtuale è un romanzo di fantascienza cyberpunk di William Gibson pubblicato nel 1993. È il primo libro della cosiddetta Trilogia del ponte.

Il termine “luce virtuale”, ripreso nel titolo, è stato coniato dallo scienziato Stephen Beck per descrivere uno strumento che produce sensazioni ottiche senza l’impiego di fotoni.


QUARTA DI COPERTINA
San Francisco, 2005.
Nella città semidistrutta da un devastante terremoto una ragazza si muove rapida per le strade con la sua bicicletta; è Chevette Washington, preziosissimo corriere che, in un mondo totalmente ricoperto da una fitta rete informatica, si guadagna da vivere trasportando pacchi e informazioni secondo il “vecchio metodo”, in modo da fuggire alle insidie degli hacker. Un giorno Chevette cede alla tentazione e si impossessa di uno degli oggetti a lei affidati: un innocuo paio di occhiali, che oltretutto non riesce a usare perché, una volta inforcati, non mostrano niente. Quello che la ragazza non sa è che si tratta di preziosissimi occhiali a luce virtuale, capaci di mostrare la realtà non com’è ma come potrebbe essere. E quello che non può immaginare è che per averli ci sono persone disposte a tutto, nemici implacabili che dissemineranno la strada di Chevette di una lunga scia di violenze, ricatti, uccisioni.


L’AUTORE
William Ford Gibson è uno scrittore e autore di fantascienza statunitense naturalizzato canadese, considerato l’esponente di spicco del filone cyberpunk.


Nasce il 17 marzo 1948 a Conway, nella Carolina del Sud. Suo padre era un benestante imprenditore che aveva avuto successo installando impianti igienici all’Oak Ridge National Laboratory, l’installazione militare dove fu creata la prima bomba atomica. Il giovane William studiò in un collegio di Tucson, Arizona, dove venne a contatto con la mentalità hippy, rimanendone affascinato. Espulso dal collegio per aver fatto uso di marijuana, rientra a casa in Virginia, entrando in contrasto coi familiari, che disapprovavano il suo stile di vita.


All’età di diciannove anni si trasferì in Canada per evitare l’arruolamento per il Vietnam. Nel 1977 si laureò in letteratura inglese a Vancouver, dopodiché partì per l’Europa, dove visse viaggiando per un anno grazie alla piccola rendita fornita dalle proprietà lasciategli dai genitori, che gli consentiva, come disse lui stesso, “di fare la fame confortevolmente”. Rientrò a Vancouver, città nella quale vive ancor oggi, per permettere alla moglie di completare gli studi universitari.
Nel 1977 venne pubblicato “Frammenti di una rosa olografica”, compreso nella raccolta “La notte che bruciammo Chrome”. In questo racconto compaiono i primi elementi che saranno poi ricorrenti in tutta la produzione dell’autore: lo strapotere delle grandi multinazionali in una società dall’economia incerta, bande di disperati che combattono per le strade. L’unica fuga possibile è il cyberspazio, la realtà virtuale di mondi digitali simulati.


Nel 1981 esce “Johnny Mnemonic”, anche questo in “La notte che bruciammo Chrome”, racconto dal quale è stato tratto il film del 1995, che solo in parte riporta la vicenda del racconto. In quest’opera compaiono alcuni elementi che sono tipici del cyberpunk di Gibson. Il corpo umano comincia a innestare tecnologie meccaniche/cibernetiche, che diventano un’effettiva estensione delle capacità dell’essere umano. In “La notte che bruciammo Chrome”, altro racconto del 1982 che dà il titolo all’omonima antologia, si vedono comparire i cowboy dell’interfaccia. Per la prima volta gli hacker entrano da protagonisti nei racconti di Gibson.


Tra il 1984 e il 1988, vedono la luce le tre opere che daranno successo a William Gibson. Si tratta della “trilogia dello Sprawl”, composta da Neuromante vincitore del Premio Hugo 1985, Giù nel ciberspazio e Monna Lisa Cyberpunk. La lunga trama si svolge nell’arco di quindici anni, con miriadi di personaggi che intrecciano le proprie vicende tra di loro e con il proprio ambiente. Nei tre romanzi è infatti l’ambiente (urbano, notturno e degradato) l’indiscusso protagonista, mentre i personaggi scompaiono e ricompaiono con nomi diversi e in situazioni non sempre facili da ricostruire.


Nel 1993 viene pubblicato Luce virtuale che riprende l’ambientazione della precedente trilogia. In questa opera Gibson, per così dire, abbassa i toni della narrazione, lasciando da parte gli eccessi di violenza e di abuso di stupefacenti descritti nelle opere precedenti.

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